Centenario Giacomo Matteotti 16 Giugno 2024

Intervento di Andrea Comberlato Segretario regionale della Federazione giovanile socialista del Veneto

16 Giugno 2024 "Lo credettero in buona fede; alcuni - sempre più radi - lo credono ancora. Ma per poco, ormai. L'oscena leggenda è sfatata. Giacomo Matteotti l'ha dispersa; l'ha dispersa per sempre. L'edificio dell'iniquità e dell'ipocrisia crolla da ogni parte. Ah! sì. I masnadieri avevano bene scelto, avevano mirato giusto, sopprimendo il nostro migliore. Mirando al suo cuore, sapevano di mirare al nostro cuore. Ma ignoravano la sanzione inesorabile che fu sempre nelle vicende del mondo. Ignoravano - fu confessato - che il delitto era soprattutto un errore. Che la vittima sarebbe stata il giustiziere. Che la coscienza di un popolo, che ha millenni di storia e di gloria, si assopisce, si comprime, ma non si spegne. Che i morti non pesano soltanto, ma sopravvivono. Giacomo Matteotti vince morendo e ci accompagna e ci guida.”

Filippo Turati, Commemorazione di Giacomo Matteotti del 27 giugno 1924

Noi italiani parliamo spesso di Giacomo: lo nominiamo quando vediamo raduni fascisti, lo nominiamo quando il ministro o la consigliere regionale di turno canta Faccetta Nera, lo invochiamo quando si parla di libertà e ogni 10 giugno le bacheche social si riempiono di post commemorativi. Spendiamo il suo nome in continuazione, senza soppesarlo particolarmente. Come italiani lo preghiamo ogni volta che lo zio ubriaco alla cena di Natale dice che “Quando c’era lui…”, lo invochiamo a difesa della democrazia e delle libertà. Crediamo che basti nominarlo per riportare alla mente delle persone il suo immenso martirio, che basti fare un post commemorativo per rendergli onore, che basti una sua frasetta per restituire l’immensità di uno spirito come quello di Giacomo. Ed ecco che ad ogni evenienza sentiamo le stesse frasi trite e ritrite che, non vogliate fraintendermi, sono sempre belle e altisonanti, ma ogni volta che le usiamo a sproposito si svuotano di spirito e d’anima e lasciano solo un vuoto dorato. Un bronzo cavo all’interno.

Non è però un fatto nuovo, è già successo mille altre volte con mille altri personaggi di cui ci siamo convenientemente dimenticati qualcosa di scomodo. Ecco la figura di Giacomo non è scomoda per via di qualche scandalo che lo riguarda o per qualche sua malefatta, tutt’altro: è scomoda perché ci pare che ci giudichi. Ci giudica dall’alto della sua coerenza, ci giudica dall’onore delle sue idee, ci giudica in ogni azione. Giacomo, in questo senso, è per il mondo politico attuale, nessuno escluso, uno spirito che ci osserva e noi, pur non vedendolo, sentiamo il suo sguardo che valuta che tipo di persone siamo. Dovremmo sentire il suo sguardo quando ci riempiamo la bocca di “La politica è…” dimenticandoci di fare la cosa giusta e lasciando che la mera convenienza politica guidi le nostre azioni di volta in volta.

L’esempio di Giacomo ci mette allo specchio e ci costringe a guardarci nudi da ogni scusa e scevri da ogni convenienza: siamo degni di Giacomo? Ecco, care compagne e cari compagni, questo metterci a nudo noi tutte e tutti non riusciamo a sopportarlo e perciò che abbiamo fatto? Lo abbiamo santificato. Come i santi, lo ricordiamo solo per il suo martirio. E così come Santa Rita da Casci e San Giuda Taddeo son santi patroni delle cause impossibili, così San Matteotti diviene il Santo dell’antifascismo. Pur di non confrontarci con un esempio così austero e scomodo per noi, lo abbiamo reso un’icona religiosa; abbiamo appiattito Giacomo su uno sfondo dorato, abbiamo reso quel suo sguardo perturbante e trafiggente uno sguardo vacuo e assorto.

Ma ci siamo mai fermati a chiederci cosa comporta ciò? 
Una breve risposta riesco a fornirvela anche io: abbiamo rinnegato il Giacomo umano, il Giacomo “figlio di una madre antica, che geme; Lui, sposo di una sposa giovane, che paventa di smarrire il senno; Lui, padre di tre teneri bimbi, virgulti inconsci che un giorno metteranno le spine, verso i quali Egli aveva tenerezze di madre, come, nell'intimità della casa felice, pareva un figlio alla sposa.” come lo descrive Filippo Turati nel suo discorso di commemorazione.

Noi tutte e tutti qui presenti abbiamo un compito complicato e difficile: salvare Giacomo Matteotti. Dobbiamo renderlo nuovamente umano, studiarlo e comprenderlo come faremmo con un nostro amico, una nostra vicina, una persona con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Considerarlo alla luce del suo martirio, certamente, ma riportare in primo piano, come la Prof.ssa Mutterle e tanti altri si sono già impegnati e si stanno impegnando a fare, il rapporto con Velia Titta, con la madre Isabella, con i figli Matteo e Giancarlo; cercare di conoscere Giacomo e il suo carattere nelle vittorie, nelle sconfitte, nei momenti gioiosi e nei momenti bui della sua vita; far passare il messaggio che quel maledetto 10 giugno 1924 non è stato ucciso un personaggio di un libro, ma un padre, un marito, un figlio, una persona colma di idee, speranze, sogni, emozioni, progetti e valori.

E allora, rivendicando a pieno la figura di Giacomo come persona, si riesce a capire meglio l’importanza del suo sacrificio, di quello che si è lasciato dietro per fare la cosa giusta, di tutto ciò a cui ha rinunciato combattendo con coerenza e con coraggio per la libertà e la democrazia.

Dobbiamo accettare quello sguardo penetrante non come un giudizio ma cone una guida che ci ricorda perennemente la strada da tenere e da percorrere, ed ecco allora che quegli occhi austeri divverranno i teneri occhi di un padre che corregge con amore l’ennesimo errore della figlia o del figlio, che quello specchio davanti a cui odiamo denudarci di scuse e mezze verità diverrà per noi l’oggetto che ci permette di vedere che persone vorremmo essere ed ecco allora che Giacomo finalmente tornerà a vivere, anche in un solo pezzettino, in ognuna e ognuno di noi.
Dobbiamo salvare Giacomo Matteotti da questa trappola perché al giorno d’oggi Giacomo, per moltissime e moltissimi, continua ad essere un personaggio scomodo; continua ad essere scomodo per Lega Giovani Veneto, Forza Italia Giovani Veneto e Gioventù Nazionale Veneto, invitati per questa evenienza in quanto Giacomo ha lottato per la libertà di tutti. Volete sapere la risposta? Silenzio. Un assordante silenzio che conferma quello che tutte le persone che credono nella libertà e nella democrazia suppongono da un po’: il fascismo non è mai morto ed esiste ancora in tutti quegli anfratti dove la revisione storica è accettata, dove il relativismo delle libertà è legge, dove l’ignoranza si annida per covare i due odiosi gemelli: razzismo e omofobia; lì dove ancora la leva obbligatoria è ovviamente l’unica panacea per le problematiche mentali, lì dove essere uomo vuol dire non piangere, dove essere donna significa essere madre e cristiana come se questi tre aspetti fossero parti essenziali di un sillogismo logico marcio fino al midollo.

Mai come prima del fascismo le libertà conquistate vennero così fortemente attaccate. Allora ebbero Giacomo che fu in grado di mettere in luce la marcescente anima del fascismo, oggi, però, Giacomo non c’è.Oggi siamo noi tutte e tutti a dover essere degne e degni di Giacomo, a studiarlo, a comprenderlo a salvarlo e, per quanto ci è possibile, a seguire il suo esempio con un briciolo della sua coerenza, del suo animo e del suo coraggio. Lo dobbiamo fare, lo dobbiamo a noi, alle nostre figlie e ai nostri figli, a chi non può farlo perché sotto le bombe, a chi ha già sacrificato tutto ma soprattutto lo dobbiamo a Giacomo.

Viva Giacomo, viva la libertà.


 

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